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sabato, 03 dicembre 2005



Charles Burns… chi mi conosce sa che è il mio preferito… cioè: probabilmente tutti coloro che si occupano di fumetti hanno un disegnatore preferito… non sto parlando di uno che semplicemente piace come tanti ma uno di cui apprezzi qualsiasi cosa e sai che apprezzerai qualsiasi cosa anche prima di vederla… solo sapendo che l’ha fatta lui! Per me questo qualcuno è solo Charles Burns. Burns gode di una sorta di “notorietà occulta”. Mi spiego: molti, anche addetti ai lavori, se glielo chiedo, non mi sanno dire chi è ma se gli faccio vedere un disegno riconoscono immediatamente lo stile personalissimo che hanno visto tantissime volte. Il fatto è che Burns è sempre stato e rimane quello che si dice un autore underground… soltanto che è uno degli autori di fumetti underground più famosi… come dire un nano gigante! I suoi disegni si sono visti spesso in giro: parliamo di un disegnatore che ha vinto un Harvey Award e che ha fornito immagini non solo al mondo del fumetto ma anche alla pubblicità, all’editoria “seria”, al teatro, alla musica, alla televisione, alla moda e a chissà quanti altri mondi... Forse perché Burns ha un modo di disegnare che è stato giustamente definito “pop” riferito al significato della parola negli anni in cui si utilizzava più spesso… Reminiscente del celebre artista Roy Lichtenstein, ha qualcosa di “familiare” che, considerate le tematiche esclusivamente devianti, crea un forte contrasto e avvolge l’intera  produzione in un’atmosfera molto disturbante (tipo Lynch) che lo “relega” irreparabilmente nell’underground. Ed ecco perché, pur avendo visto spesso i suoi disegni, molta gente non ha idea di chi sia… Mi sono armato di pazienza e ho dedicato un pò del mio tempo libero, per quasi un mese, a leggere tutto quello che si trova in rete e che sia in lingua inglese o italiana a proposito di Charles Burns. Per prima cosa ho scoperto che ci sono due omonimi “noti”: uno realizza delle figurine di carta ritagliate da utilizzare in circostanze misteriose e l’altro è, credo, un saxofonista jazz. Sul Burns fumettista ho trovato un sacco di notizie interessanti! …e pensare che quando ho provato a fare la stessa cosa nel 1999 non ho trovato quasi niente!



Charles Burns è nato nel 1955 a Washington D.C. ed ha trascorso un’infanzia serena a Seattle. I genitori erano dei “bibliofili”: Burns racconta che almeno una volta a settimana andavano in libreria a fare incetta di libri di ogni genere…anche raccolte di vecchi fumetti. A differenza della maggioranza dei genitori americani in quegli anni, i signori Burns non proibirono mai al figlio di leggere fumetti…pur non incoraggiandolo a farlo. Ancora oggi, come molti disegnatori-mito dalla personalità originalissima, Burns cita quei fumetti di quand’era piccolo come principale influenza grafica. Nello specifico: il Dick Tracy di Chester Gould, i primissimi horror comics della E.C. (non gli piacciono i fumetti horror americani della seconda ondata “post comic-code”…tipo Warren publishing per intenderci), MAD Magazine e i fumetti del francese Hergè.



Una notizia in cui ci si imbatte innumerevoli volte cercando sul web è che Burns ha frequentato l’Evergreen State College contemporaneamente a Matt Groening. In realtà non sembra che la cosa abbia avuto peso sul futuro di entrambi… Burns ricorda che collaborarono entrambi alla realizzazione di una specie di giornalino scolastico per un semestre e che Groening non disegnava ancora ma aveva già il caratteristico sense of humor. Molto meno eclatante, e per questo meno segnalata, la presenza nella stessa scuola in quegli anni della disegnatrice Linda Barry. Tutti i lavori di Burns sono inquietanti: la prima cosa che salta all’occhio è un uso abbondantissimo di nero pieno e profondo. E’ interessante notare come il modo di distribuire questa enorme mole di nero abbia subito una mutazione da “monolitico” e distaccato nei primi anni ottanta a più plastico negli ultimi lavori. Esiste anche qualche lavoro a colori ma l’autore ha sempre dichiarato la sua predilezione per il bianco e nero. Altro elemento caratteristico del modo di disegnare di Burns è il tratto: probabilmente è per "colpa" sua che ho passato anni a imparare a usare il pennello per inchiostrare. Molti (tra cui Robert Crumb) definiscono il tratto di Burns freddo e inumano per quanto è netto e preciso. Coerente ai limiti dell’autolesionismo. E’ un tratto che non lascia dubbi: semplice, rotondo, modulato, fluido, liscio, languido, dogmatico, ipnotico. Come nella più classica iconografia del fumetto pop Burns usa delle regolari pennellate coniche per ombreggiare… le più regolari in circolazione! Molto frequenti, soprattutto nelle illustrazioni, effetti grafici creati con texture gommose “a’la Escher”.



Pur essendo a primo impatto meno spettacolare del codice, il disegno vero e proprio, pop, ma allo stesso tempo originalissimo, mostra una personalità degna di questo nome. Ogni cosa viene “essenzializzata” (non semplificata) con sapienza ai limiti dell’ideogramma: ne risulta una potenza di comunicazione da lasciare senza fiato. I dettagli di ogni cosa vengono, non eliminati, ma a loro volta “ridotti all’osso” acquisendo una immediatezza e una riconoscibilità superiore a quella del modello originale. Già solo vedere come Burns “affronta” tutte le forme del mondo reale in modi sempre diversi ma inconfondibilmente suoi è fonte di enorme divertimento. Anche il modo di trattare le ombre è particolarissimo: oggetti e persone nel mondo di Burns sono catalizzatori di ombre sinistre. Se non subito, dopo. Questo è uno degli aspetti da cui traspare maggiormante la mania per l’horror sci-fi degli E.C. comics. Effettivamente molti dei fumetti di Burns sembrano ambientati negli anni ’50 quando gli horror comics imperversavano negli states. Le deformità della buona parte dei personaggi sono rappresentazione esplosiva dell’ironia crudele di Burns… un disegnatore che ha il potere di rendere disturbante qualsiasi cosa.



Il nostro eroe comincia ad avere una buona diffusione all’inizio degli anni ’80 sulle pagine della rivista RAW di Art Spiegelman (eviterò di fare il solito elenco con le date…ne trovate già a bizzeffe sul web). I protagonisti delle sue storie, spesso loro stessi ripugnanti, attraversano strade di città brulicanti di creature da incubo impegnate nelle loro faccende come se fossero gente normale: con un pò di pazienza si può veramente scorgere di tutto! A parte Big Baby, che ha solo un aspetto inquietante ma si comporta alla fine come un bambino normale, tutti i personaggi ricorrenti creati da Burns sono dei deviati: Dogboy è un sano ragazzone americano ma dopo avere avuto trapiantato il cuore di un cane fa delle cose schifose, El Borbah è un gigante pieno di cicatrici e una persona di merda… per non parlare dei comprimari e dei protagonisti delle storie autoconclusive. Dall’84 all’86 Burns si trasferisce in Italia (!) dove entra a far parte del gruppo “valvoline” (Mattotti, Igort, Kramsky, Brolli, Jori, Carpinteri) e pubblica in Italia su Frigidaire, In Spagna su El Vibora, in Germania su Schwermetal, in Francia su Metal Hurlant . L’immaginario malato di Burns non è rimasto confinato sulle pagine dei fumetti… il mio autore preferito ha disegnato illustrazioni per riviste prestigiose come Time, Rolling Stone ed Esquire, National Lampoon, per riviste di moda come Vanity, è il copertinista della rivista Believer, ha realizzato la splendida copertina del disco “Brick by Brick” di Iggy Pop e quella della storica compilation “Sub-Pop 200”,  ha collaborato a una rivisitazione dell’opera teatrale “lo schiaccianoci” intitolata “the Hard Nut”, ha disegnato la lattina di una bibita alla frutta chiamata Ok Soda e chissà quante altre diavolerie.




Dal suo personaggio Dogboy è stato tratto un live show all’interno del contenitore “Liquid TV” su MTV. Purtroppo non sono riuscito a trovare immagini nè tanto meno spezzoni video di questa stranezza ma chi ha avuto la fortuna di vederlo parla di personaggi con inquietanti parrucche di plastica lucida… pagherei per vederlo!! Di recente ha contribuito alla campagna pubblicitaria delle striscette alla menta iper-forte Altoids per le quali ha realizzato delle stupende illustrazioni. Sempre per le Altoids è stata fatta una breve animazione in flash basata su disegni di Burns. La sony-time capsule ha recentemente prodotto una serie di sei meravigliosi pupazzetti disegnati da lui.



Di recente è anche uscito l’attesissimo paperback di quella che è senza dubbio la sua opera più ambiziosa: Black Hole. Il primo dei dodici episodi di 32 pagine che compongono questo capolavoro del fumetto è uscito nel 1995!  Molto materiale di Burns è difficile da reperire in Italia… parecchie cose non sono mai state pubblicate ma Black Hole è in fase di pubblicazione per Coconino. L’edizione italiana occupa tre volumi consigliatissimi dal sottoscritto. Black Hole differisce dalla classica produzione Burnsiana per parecchi motivi. Tanto per cominciare si tratta di una unica monumentale storia pubblicata inizialmente a puntate e non di una serie di episodi auto conclusivi concatenati. Quindi, per forza di cose, la trama è molto più strutturata. I temi non sono nuovi per Burns: tutta la storia è incentrata su una specie di virus sessualmente trasmesso che genera mutazioni anatomiche ala Cronenberg…inoltre: sesso libero, canne, rock & roll, paura di non essere accettati, emarginazione, angosce adolescenziali varie... in realtà esiste una storia dell’87 dal titolo “Contagious” che sembra una specie di piccolo Black Hole…



 Stavolta Burns crea un credibilissimo (almeno per chi non c’era) e dettagliato affresco autobiografico della classe studentesca americana degli anni settanta…ha dichiarato di avere preso spunto dalla propria adolescenza per certi personaggi, certi dialoghi e certe situazioni… ha utilizzato fra l’altro il suo annuario scolastico come spunto visivo! Anche il disegno è stato visibilmente adattato al diverso taglio narrativo divenendo più “naturalistico”. Le anatomie sono le più credibili di Burns fino ad oggi, i dettagli sono aumentati ed il nero si è spezzettato per descrivere con più precisione. La mia sensazione è che un progetto pretenzioso come Black Hole voglia dimostrare qualcosa… io non avevo di certo bisogno di ulteriori dimostrazioni della superiorità assoluta di Burns… ma non disdegno!



La lettura di Black Hole è incredibilmente piacevole, la storia non è niente male e il modo in cui è raccontata è unico… inutile dire che i disegni sono strepitosi! Un Burns più classico ma in piena forma…mi chiedo solo cosa farà adesso… Charles Burns vive a Philadelfia in Pennsylvania con sua moglie, la pittrice Susan Moore, e le due figlie.

Postato da: zainocof a 12:50 | link | commenti (2) |